Meditazione e medicina hanno la stessa radice: ciò che ti guarisce, ciò che ti ripara e ti risana è medicina, e portato al massimo livello è… meditazione.

Antica saggezza indiana

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Perchè l’attenzione al respiro

Essere consapevoli del vostro respiro vi costringe a stare nel momento presente, che è la chiave di tutte le trasformazioni interiori. Ogni volta che siete consapevoli del respiro, siete assolutamente presenti. Potete anche rendervi conto che non potete pensare e, allo stesso tempo, essere consapevoli del vostro respiro. Il respiro cosciente ferma la mente. Eckhart Tolle

Cos’è la felicità?

«La felicità non è una successione ininterrotta di piaceri. Non si può far dipendere la felicità da fattori esterni che si consumano e la rendono vulnerabile.

La felicità autentica è uno stato mentale che rende capaci di gestire gli stati emozionali di gioia e di dolore allo stesso modo. Come il fondo del mare che resta uguale anche se la superficie si increspa.

E’ un’abilità che richiede tempo, sforzo e lo sviluppo di qualità come l’amore incondizionato e l’altruismo. E la disintossicazione da invidia, orgoglio, desideri compulsivi e odio, che è la nostra frustrazione rispecchiata negli altri. Se quest’idea potesse essere estesa al mondo, ci sarebbe un mondo migliore.

Anzitutto occorre dedicare un po’ di tempo alla meditazione, per distaccarsi dai pensieri ossessivi e prendere familiarità con sentimenti positivi. Più questi occupano spazio dentro di noi, meno ne resta per quelli negativi. A questo punto le esperienze della vita saranno “lette” con più felicità. È provato che 20 minuti al giorno bastano a dare risultati tangibili in tre mesi. Meditando più a lungo si attiva anche un minor invecchiamento delle cellule. Facciamo tanto fitness per il corpo, perché non fare anche allenamento per la felicità?

La grande infelicità dell’Occidente è pensare che la felicità sia un patrimonio per l’individuo, di cui prendersi la parte più grande possibile, prima che lo facciano altri. Egocentrismo ed egoismo sono i nostri peggiori mali. Il consumismo e la dipendenza da agenti esterni sono conseguenze, ma è provato che non fanno che aumentare le reazioni negative nel cervello».

(Matthieu Ricard, biologo molecolare francese che trentotto anni fa, a 26 anni, si è buttato dietro le spalle un destino da scienziato all’Istituto Pasteur di Parigi per diventare un monaco buddista in Nepal, il portavoce del Dalai Lama e infine uno scienziato della felicità)

tratto da: http://www.sangye.it/dalailamanews/?p=2279

 

Praticare l’opposto

Praticare l’opposto è un’abile manovra in grado di insinuarsi anche dietro agli schemi mentali più fortemente condizionati.

Già il grande saggio Patanjali parlava dell’utilità di distogliere talvolta lo sguardo dagli stati mentali difficili, afflittivi e di “abitare” negli stati mentali sani. In questi momenti di “immersione”   nell’amore, nella compassione, nella generosità, occorre non prestare attenzione agli ostacoli, non combatterli e non opporre resistenza. CIO’ A CUI SI RESISTE … PERSISTE! Anzichè respingere gli stati mentali caratterizzati da avidità, avversione, rabbia… semplicemente occorre  dare linfa ai loro opposti e gli ostacoli svaniranno spontaneamente.

Nuove ricerche nel campo delle neuroscienze confermano quanto diceva Patanjali, e hanno scoperto che il cervello subisce modifiche sostanziali in seguito a esperienze ripetute. Ciò significa che esperienze ripetute di stati di felicità gentilezza e compassione effettivamente modificano le strutture fisiche del cervello. Così come è vero anche il contrario, fissarsi su atteggiamenti negativi  e sugli ostacoli, non fa altro che rafforzarli. Solo attraverso la pratica ripetuta di stati mentali sereni e felici, si è in grado di atrofizzare gli stati mentali afflittivi e le emozioni negative.

Solo con  un training mentale costante  si è in grado di trasformare i propri pensieri, le proprie emozioni, e quindi la propria vita!