Dice Lao Tzu

“Gli esseri umani sono morbidi e flessibili.
quando nascono, duri e rigidi quando muoiono.
Gli alberi e le piante sono teneri e flessibili
quando sono in vita, secchi e rigidi quando sono morti …
La rigidità e la forza sono inferiori,
la flessibilità e la morbidezza superiori.”

….. e con lo Yoga si diventa morbidi e flessibili, nel corpo e nella mente!

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Come ci relazioniamo con gli altri è parte integrante della pratica

Patanjali afferma: «La mente si rischiara coltivando atteggiamenti di amicizia, compassione, gioia nei confronti di chi è felice, di chi soffre, di chi è virtuoso e attitudini di distacco verso chi vive nel vizio»

Offrire amicizia e amore a chi è felice è una cosa naturale, ma se osserviamo i nostri sentimenti di compassione nei confronti delle persone quando la vita riserva loro momenti difficili o di vera gioia verso chi è molto più fortunato di noi, scopriremmo che a volte possiamo provare fastidio nell’ascoltare i continui problemi degli altri o proviamo gelosia e invidia nei confronti di chi è più fortunato di noi.

Patanjali invita a esprimere apertura di cuore nei riguardi di chi è virtuoso e distacco verso chi vive nel vizio. Per noi indifferenza è il rifiuto di mostrare disapprovazione o sdegno, ma Patanjali dà a questo concetto un’altra accezione: ci invita a distaccarci profondamente dai nostri giudizi e a smettere di sentirci nel giusto, superiori.

Umiltà

Quello che voglio è svolgere compiti nobili e grandi, ma so che il mio primo dovere è svolgere compiti umili come se fossero nobili e grandi ( Helen Keller)

L’umità è l’attitudine di vivere facendo esperienza di tutto quello che c’è nel mondo con ammirazione. E’ il vedere noi stessi come una piccola parte in un cosmo più grande, abitato da persone e creature dalle quali possiamo imparare. Una persona dotata di umiltà riesce a vedere al di là del proprio punto di vista o interesse. riconosce che siamo tutti dipendenti gli uni dagli altri e che ognuno ha un ruolo unico e a volte inaspettato da svolgere nella vita degli altri. L’umiltà sposta la nostra prospettiva da me a gli altri, e lo fa con gioia. L’umiltà ci consente di ammettere che siamo impauriti e vulnerabili e che non sempre vediamo le cose in modo corretto.

Quando crediamo di essere superiori alle persone intorno a noi perdiamo, come conseguenza, la capacità di ascoltare. E’ una grande perdita perchè abbiamo tanto da imparare gli uni dagli altri. c’è un detto tibetano  che paragona una persona orgogliosa a una tazza rovesciata che non lascia entrare nulla e non può quindi essere riempita.

Nelle arti marziali si insegna l’umità  attraverso abili mosse come ad esempio il mettersi nelle scarpe dell’altro. quando una persona attacca i contendenti si afferrano ai polsi e si muovono girando nella stessa direzione. La caratteristica positiva è che spinge i due avversari  in avanti in modo da trasformare l’energia negativa dell’avversario in energia positiva. Se applichiamo nella vita questa questo principio ci troveremo a camminare a fianco di un avversario sorpreso, nella sua stessa posizione, sperimentando il suo punto di vista.

Cos’è la felicità?

«La felicità non è una successione ininterrotta di piaceri. Non si può far dipendere la felicità da fattori esterni che si consumano e la rendono vulnerabile.

La felicità autentica è uno stato mentale che rende capaci di gestire gli stati emozionali di gioia e di dolore allo stesso modo. Come il fondo del mare che resta uguale anche se la superficie si increspa.

E’ un’abilità che richiede tempo, sforzo e lo sviluppo di qualità come l’amore incondizionato e l’altruismo. E la disintossicazione da invidia, orgoglio, desideri compulsivi e odio, che è la nostra frustrazione rispecchiata negli altri. Se quest’idea potesse essere estesa al mondo, ci sarebbe un mondo migliore.

Anzitutto occorre dedicare un po’ di tempo alla meditazione, per distaccarsi dai pensieri ossessivi e prendere familiarità con sentimenti positivi. Più questi occupano spazio dentro di noi, meno ne resta per quelli negativi. A questo punto le esperienze della vita saranno “lette” con più felicità. È provato che 20 minuti al giorno bastano a dare risultati tangibili in tre mesi. Meditando più a lungo si attiva anche un minor invecchiamento delle cellule. Facciamo tanto fitness per il corpo, perché non fare anche allenamento per la felicità?

La grande infelicità dell’Occidente è pensare che la felicità sia un patrimonio per l’individuo, di cui prendersi la parte più grande possibile, prima che lo facciano altri. Egocentrismo ed egoismo sono i nostri peggiori mali. Il consumismo e la dipendenza da agenti esterni sono conseguenze, ma è provato che non fanno che aumentare le reazioni negative nel cervello».

(Matthieu Ricard, biologo molecolare francese che trentotto anni fa, a 26 anni, si è buttato dietro le spalle un destino da scienziato all’Istituto Pasteur di Parigi per diventare un monaco buddista in Nepal, il portavoce del Dalai Lama e infine uno scienziato della felicità)

tratto da: http://www.sangye.it/dalailamanews/?p=2279

 

Praticare l’opposto

Praticare l’opposto è un’abile manovra in grado di insinuarsi anche dietro agli schemi mentali più fortemente condizionati.

Già il grande saggio Patanjali parlava dell’utilità di distogliere talvolta lo sguardo dagli stati mentali difficili, afflittivi e di “abitare” negli stati mentali sani. In questi momenti di “immersione”   nell’amore, nella compassione, nella generosità, occorre non prestare attenzione agli ostacoli, non combatterli e non opporre resistenza. CIO’ A CUI SI RESISTE … PERSISTE! Anzichè respingere gli stati mentali caratterizzati da avidità, avversione, rabbia… semplicemente occorre  dare linfa ai loro opposti e gli ostacoli svaniranno spontaneamente.

Nuove ricerche nel campo delle neuroscienze confermano quanto diceva Patanjali, e hanno scoperto che il cervello subisce modifiche sostanziali in seguito a esperienze ripetute. Ciò significa che esperienze ripetute di stati di felicità gentilezza e compassione effettivamente modificano le strutture fisiche del cervello. Così come è vero anche il contrario, fissarsi su atteggiamenti negativi  e sugli ostacoli, non fa altro che rafforzarli. Solo attraverso la pratica ripetuta di stati mentali sereni e felici, si è in grado di atrofizzare gli stati mentali afflittivi e le emozioni negative.

Solo con  un training mentale costante  si è in grado di trasformare i propri pensieri, le proprie emozioni, e quindi la propria vita!